M50, ma cosa è l’arte a Shanghai?

<<Art is nothing!>> L’arte non è niente per me, ripeteva una giovane artista di Shanghai; ma arte è anche l’espressione di sé stessi sembrava pensare nello stesso tempo, mentre mostrava le opere di un artista cinese che ha esposto più volte all’estero e che sembra aver imparato la lezione di destrutturare gli ideogrammi cinesi simbolo della loro cultura per farne una segno che sembra appartenere al sogno, un po’ anche all’incubo per la verità, comunque sia all’espressione di una profonda emozione.  Arte è quindi niente e anche tutto per quella giovane artista che ci appare come il simbolo di una giovanissima generazione di cinesi che attraversa questo nuovo secolo con il vuoto-pieno della loro cultura alle spalle ed un quotidiano fatto di una esuberanza di informazioni che viaggiano liquide alla velocità della luce sui supporti digitali e nello stesso tempo alla lentezza di un venditore ambulante ancora tipico di questa città. Musica, pittura, installazioni, tutto si mischia per un approccio all’arte dalle mille forme nella città più popolosa del mondo e di sicuro in una delle città più dinamiche, interessante e attive nell’arte come in tutto il resto. Moganshan Lu, o come lo chiamano qui M50 (dove 50 non è altro che il numero civico dell’ingresso al quartiere), resta ancora il fulcro della vita artistica della città anche se West Bund promette bene per il futuro. Qui, in un quartiere dove una volta c’erano vecchie fabbriche, ora ci sono gallerie d’arte di ogni genere, ristoranti, bar, qualche shop di fotografie (alcune un po’ scontate per la verità) e tanta tanta attività e fermento dove si mischiano arte contemporanea alla maniera orientale, proposte di artisti internazionali, performance e qualche influenza che viene dal passato comunista e non che prende nuova forma e vita nella reinterpretazione dell’immaginario moderno di Shanghai.

 

 

 

 

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